Su Lucio Dalla e Compagno

Ma c’è bisogno di parlare del compagno-amico-collaborato di Lucio Dalla e del fatto che Dalla non abbia mai dichiarato apertamente di essere gay? Non capisco la necessità di dover sbandierare la propria sessualità. Se l’essere gay è una condizione normale, non ci dovrebbe essere bisogno di esternarlo o metterlo per iscritto. Mi fanno ridere i gay che lamentano questo mancato “outing” di Dalla o la poca chiarezza contestata dai giornali in merito al ruolo del suo amico. Ma saran stati fatti loro? Avete mai visto un etero fare outing urlando al mondo la sua condizione di eterosessuale? E quante volte cantanti e vip hanno avuto\hanno storie con i propri manager o collaboratori senza identificarne il ruolo sentimentale al loro pubblico? Perché bisognerebbe trattare diversamente un gay? Perché ancora oggi ci ritroviamo a parlare del fatto o non fatto di aver dichiarato il proprio orientamento sessuale o il ruolo di un proprio amico\compagno?
A volte il mondo gay si auto discrimina senza rendersene conto: un gay che non sbandiera la propria omosessualità risulta una voce fuori dal coro, come un codardo che ha paura del giudizio della società; e risulta ancora più fuori dal coro che la chiesa stavolta non abbia detto la sua su questo argomento (e anziché renderci conto che per una volta ha fatto la cosa giusta siamo tutti a dire: “ahhhh ma com’è che a lui han concesso il funerale e gli altri comuni mortali nooo?”), senza capire che invece questo fatto ha creato un precedente, e senza pensare che per assurdo tutto il casino lo sta montando sù la gente normale e persino la comunità gay, mentre la chiesa stranamente non ha battuto ciglio e non c’ha pensato due volte a celebrare il funerale …anche se tutti sappiamo che questo è dovuto unicamente al fatto che la chiesa naviga nell’ipocrisia totale).
Ma quanti funerali son stati concessi a mafiosi, ladri, assassini, pedofili? Dobbiamo davvero stupirci del funerale di Lucio Dalla? Quanta ipocrisia, che schifo. 
Che schifo dover andare a contestare le scelte di una persona morta che ha deciso di tenere per sé in modo piuttosto discreto la sfera dei sentimenti. Se essere gay deve necessariamente significare andare ai pride, parlare come delle checche isteriche, sbandierare la propria condizione di gay con l’eccesso, o anche semplicemente doversi dichiarare omosessuali come se fosse uno status sociale “differente”, allora è proprio vero che essere gay non è poi così normale. Non ci si rende conto che parlare così tanto di questi argomenti è sintomo di una società ancora dalla mentalità bigotta e retrograda, non ancora pronta, e tra la gente non pronta ci sono persino i gay che si auto emarginano con queste argomentazioni. Ma vi pare che se un cantante etero avesse definito la sua compagna “collaboratrice”, una volta morto ci saremmo tutti incazzati con lui per non aver sbandierato la sua eterosessualità? Avrebbe avuto senso? Se ne sarebbe discusso? E poi, bisogna davvero discutere dei funerali concessi o meno? Bisognerebbe parlare di quelli non concessi. Bisognerebbe parlare di chi magari non la VIVE proprio la sua omosessualità, per paura del giudizio o del polverone che si alza ogni volta, come in questo caso. Non bisognerebbe invece parlare di chi ha condotto la propria vita in modo normale e discreto, senza mischiarsi o ghettizzarsi  nella comunità gay, senza diventare necessariamente un porta bandiera. Di chi insomma, l’ha vissuta davvero come condizione normale, amando senza dover necessariamente urlare al mondo di amare una persona dello stesso sesso. Quando verranno definiti “normali”  i gay se loro stessi continuano a trattare e discutere della loro condizione come se fosse una condizione diversa che va sbandierata? Perché c’è la necessità, per esempio, di ghettizzarsi in eventi o locali only gay? Comincio a pensare che agli omosessuali piace essere diversi, essere un pò vittime e un pò incompresi, perché fa figo, fa troppo caso-sociale-interessante. Non riesco a darmi altre spiegazioni. Un Aldo Busi isterico che inveisce contro la scelta di Dalla di restare nell’ombra. Che schifo. Questa sarebbe l’apertura mentale? Questo sarebbe il punto dei vista dei gay sulla questione? Secondo me…la vera apertura mentale è rispettare le scelte degli altri senza stupirsi, vivere la propria sessualità con normalità e serenità e senza sbandierarla, senza sentirsi in dovere di dare spiegazioni a nessuno: perché la vita è nostra e solo nostra, e nessuno si dovrebbe permettere di dirci chi dobbiamo amare, come dobbiamo chiamarlo in pubblico, o in quale religione dobbiamo credere: l’apertura mentale è essere sé stessi e lasciare che gli altri siano altrettanto liberi di esserlo.

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